Una cosa che non facevo da 20 anni

Oggi ho spedito un mio racconto a un premio letterario, cosa che non succedeva da quasi 20 anni. In effetti è la seconda volta in tutta la mia vita che sottopongo uno scritto a una giuria. Se vi chiedete il perché della mia riluttanza, che posso dire? Forse è dovuta al fatto che la mia precedente esperienza rappresentò una cocente delusione: arrivai secondo. Certo, il mio racconto fu stampato in una antologia. Ma SECONDO.

A dire il vero, mi rallegra che la scadenza di un concorso mi abbia costretto a finalizzare un testo che si stava stava raffreddando nell’hard disk, il mio primo racconto ambientato su un pianeta che visita la mia immaginazione da anni, e che ho sempre tradito per concedermi a progetti remunerati. Sì, come artista puro faccio schifo. Però come scrittore a contratto non scherzo.

Ma torniamo al racconto, che si concentra sulla domanda: che cosa succede se trasporti un serial killer in un misterioso mondo fantasy e lì lo fai diventare un eroe leggendario, nonché una sorta di messia? E stiamo parlando di un uomo molto disturbato, mi spiego? Molto, molto disturbato.

grimdark fantasy

E già che ci siamo: riuscirò ad accendere l’empatia del lettore nonostante le nefandezze di cui si macchia il protagonista (torture e altre cosette gustose)? E… un momento… perché non infilarci anche una storia d’amore senza speranza lunga una vita intera, considerato che il nostro eroe è un sociopatico incapace di sentimenti umani? Mmm, sì ok, può bastare. No, un momento, mettiamoci anche un esodo biblico. Ecco, ora sì.

Eccoci qua. Racconto spedito, serial killer liberato e tanti saluti all’ansia da prestazione, perché in effetti che cosa può succedere di male, a parte il fatto di arrivare di nuovo secondo? No, ok, sto scherzando. Anche primo e mezzo può andare.

-Ehi, Flavio , non lo sai che il secondo arrivato è solo il primo dei perdenti?
-Fammi il favore di chiudere la bocca, ok? Cresci! Io l’ho fatto e non è poi così male.
-No, bello, tu sei solo invecchiato. Ma racconta tutte le favole che preferisci. Non era il lavoro dei tuoi sogni, dopotutto?

Scherzi a parte, non sono in ansia per il risultato, ho partecipato più che altro perché il premio è intitolato a un editore scomparso che mi ha dato tanto come lettore. Era davvero troppo tempo che non poggiavo la testa sul ceppo, ma sono contento di averlo fatto in nome di una persona il cui lavoro ha inciso tanto sulla mia formazione culturale. Credo che quanto ho scritto rifletta in qualche modo la suggestione che i prodotti del suo lavoro hanno esercitato sul mio immaginario, insieme a tanti romanzi un po’ più dark.

Ma questo è tutto. Quel mondo, però, quella ambientazione… che oggi definiremmo grimdark fantasy, ma io tendo più che altro a considerare il setting ideale per un po’ fantasy umanistico (eh? che cosa?) è sempre in un angolo della mia mente, insieme ad altri protagonisti, pronti a calcarlo rischiando tutto ciò che hanno, ossia quasi niente. Un posto dove i reietti possono diventare profeti, i miserabili sono chiamati a riscattarsi e le allegorie uccidono più della spada. Una specie di prova d’appello in extremis per gli ultimi fra gli ultimi.

Ma adesso torniamo ai progetti remunerati. Anche questo è un mondaccio grimdark.

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