Un ragazzo e mille mondi

La fantascienza è cosa estiva, come l’horror, perlomeno nel mio immaginario. Forse perché a casa dei miei zii in Sicilia, c’erano alcuni Oscar Mondadori di Asimov e un paio di numeri dei Classici di Urania, fra cui un prezioso Douglas Adams. Suppongo di avere contratto il vizio della fantascienza durante una di quelle vacanze, quando mio cugino Maurizio, sei anni più grande del sottoscritto, mi concesse con orgoglio di attingere alla sua pregiata piccola scorta di romanzi, avviandomi così lungo una strada che non ho mai abbandonato. Posso aver deviato, posso essermi allontanato, ma non ho mai dimenticato il mio amore per la fantascienza.

A quindici anni ero un lettore regolare di Urania. Quando si avvicinava l’uscita di un nuovo numero il solo modo di allentare la tensione era visitare ogni giorno dopo pranzo l’edicola di via Sospello, interrogando l’edicolante con l’aria spassionata di un dandy, maschera che celava in realtà un segreto tormento. “È uscito il nuovo Urania?”

Dimmi di sì, dimmi di sì…

karel thole
Un suggestiva illustrazione di Karel Thole.

“Non ancora.” O peggio, mi mostrava le coppie invendute dell’ultimo numero. “Questo?” La mia indignazione! Come poteva essere così incompetente? Razza di caprone!

Quando Urania era in ritardo di un solo giorno, facevo il giro dei giornalai: via Chiesa, corso Grosseto e un’altra via il cui nome al momento mi sfugge, vicino a una gastronomia faraonica, meta di acquisti di case reali di tutta Europa, che inviavano i loro emissari a fare incetta di melanzane con prosciutto e formaggio (be’, a quanto ricordo io…)

Ma se la risposta era affermativa, se Urania era uscito, mi aggiudicavo la copia priva del minimo segno di usura dovuta al trasporto e mi incamminavo verso il negozio dei miei annusando le pagine fresche di stampa. Avevano lo stesso profumo dei quotidiani, cosa che rendeva Urania ancora più allettante. Notizie dal futuro per un adulto di domani.

L’estate era il periodo dell’anno in cui lo Speciale Millemondi atterrava nelle edicole con il suo carico di centinaia pagine. Era così spesso che incuteva soggezione, e anche in questo consisteva il suo fascino. Tre romanzi in un solo volume, tutti i racconti di… il meglio di… metabolizzare quella messe di meraviglie mentre macinavo i numeri regolari del quindicinale era una sfida. Tenere il passo, dimostrarmi un lettore degno dei miei idoli, gli scrittori di Urania. Mica facile.

Erano scrittori prolifici. Quella gente sfornava storie una via l’altra, e che storie! Non che potessi parlarne con qualcuno. Nessuno nel mio giro di conoscenze leggeva Urania, ma in fin dei conti non mi sentivo solo, perché i redazionali, la rubrica della posta e l’esistenza stessa della pubblicazione, che ogni due settimane rinnovava la mia fiducia in una specie di ordine universale superiore, mi suggerivano che esisteva una comunità di geni in incognito e che per qualche ragione ero stato ammesso nel loro circolo privato. La mia vita andava al di là. Oltre la famiglia, gli amici, la scuola… c’era questa sensazione che si potesse un giorno entrare nel novero di quelle persone fuori dal comune, gli autori di Urania. Maghi, giganti, demiurghi.

Già, be’, perché oggi scrivo tutto questo? Per la semplice ragione che in questi giorni sto leggendo il Millemondi Estate Urania 2019. Si tratta di un numero speciale, che ospita racconti di autori italiani, molti dei quali di mia conoscenza, soprattutto attraverso i social network, e noto che echi di quelle emozioni giovanili si riaffacciano dolci-amare, con una prevalenza di piacere malinconico.

Mi dico: chissà l’emozione di aver pubblicato su Urania. Chissà che bello. E tutto ciò, nonostante io sia un professionista relativamente scafato, e oggi conosca l’ambiente editoriale dall’interno, ombre comprese.

Ma l’avverto, è lì, dove batte ancora il cuore di un ragazzino. Provo una punta di invidia per gli autori di questo “Strani Mondi”, il titolo dello speciale estivo in questione. E poi, di colpo, tenerezza, ammirazione, rispetto.

Due estati fa sedevo al tavolino di un locale nel centro di Torino con un editor e il direttore della varia di Mondadori. Volevano conoscermi in vista di un lavoro che intendevano affidarmi di lì a poco. Conversazione frizzante, mentre ci prendevamo le misure a vicenda. A un tratto l’editor chiese: “Come ti sei formato? Quali sono i tuoi riferimenti come scrittore?” Aveva già letto un paio di miei lavori e sapeva che, tendenzialmente, ero disposto a tutto pur di tenere desta l’attenzione del lettore, e quando dico tutto, intendo “senza vergogna”.

La mia mente si affollò all’istante di nomi, titoli, volti. E poi due parole, un lampo di chiarezza improvvisa. “Urania Mondadori,” dissi. “Soprattutto Urania Mondadori.”

Perché era vero. La base, il fondamento di quello che so su come scrivere è custodito in quei fascicoli. Copertina bianca, illustrazioni di Karel Thole, genialità abbordabile e carta ruvida.

Presto, su questo blog, la mia recensione dello speciale Urania Millemondi estate 2019 Strani Mondi. Nel frattempo, vi consiglio di procurarvelo.

2 risposte a "Un ragazzo e mille mondi"

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  1. Tenerezza, e un pizzico di nostalgia, sentendo nominare vie a due passi, o quasi, da dove abito, e sentendo citare Urania, a cui in passato mi abbonai pure….quando la mia ditta offriva come bonus natalizio anche la possibilità di abbonarsi a una rivista Mondadori. Grazie, e buon lavoro!

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