Strani Mondi. Nello spazio nessuno può sentirti parlare italiano

A nessuno interessa supportare gli scrittori italiani di fantascienza, tanto meno a me. Insomma, perché dovrei curarmi del fatto che siate scrittori di un genere o di un altro? L’unica cosa che conta è che siate scrittori. Lo siete? E’ quello che mi sono domandato mettendo le mani su questo Millemondi Estate 2019 di Urania, “Strani Mondi”.

(Ho scritto del mio rapporto con Urania in questo post, se può interessarvi leggerlo, prima di andare avanti con la recensione che segue.)

Vedete, il problema di questa recensione è che sono in contatto con svariati autori di questa antologia, anche se per lo più attraverso i social. Non è facile. Mi piace andare d’accordo con gli altri scrittori. E’ per questo che ne frequento pochissimi. O forse più semplicemente perché esco poco di casa. Ho cercato questo volume per le edicole del centro di Torino sperando di non trovarlo, per essere sollevato dall’onere di esprimermi al riguardo. La fortuna mi ha sorriso, i giornalai non avevano idea di cosa parlassi o avevano perso il senno una dozzina di anni prima a forza di vendere Novella 2000 a mandrie di australopitechi con diritto di voto.

Viaggiando verso Sud, come dice la canzone, ho infilato il naso in diverse edicole, da Piemonte alla Calabria. “Avete mica Millemondi estate di Urania?” Non lo avevano. Gratitudine immensa. Giornalai seri, cupi e abbronzati. Mai sentito parlare di Strani Mondi. Vendevano ciabattine per il mare, palette e secchielli nei retini.

Poi, dopo un panino speck e mozzarella al Rusty entro in una edicola/chiosco sulla via centrale di Reggio Calabria e quella maledetta giornalaia ne aveva non una ma due copie. Una turista russa mi passa davanti e comincia a blaterare di albi da colorare, mentre mi impossesso di una copia, la meno sgualcita. Guardo la copertina. Bella. L’autore è mio “amico” su Facebook. Momento difficile. Adesso dovrò leggere una sfilza di racconti, dal primo all’ultimo. E se poi fanno cagare? Cambio nome, nazionalità, sesso? Scavalco la russa, pago, e vado cercare consolazione nella pinacoteca di Reggio con Grisha, il mio amico incidentalmente russo a suo volta. L’ingresso è gratuito e non c’è anima viva. Meritiamo il peggio.

Millemondi Urania Estate 2019 Strani Mondi

Di ritorno al paesello, con lo Jonio sulla destra comincio a leggere mentre Maria Grazia guida ascoltando un audiolibro in cuffia. Siamo una coppia così. Il primo racconto comincia con una lunga digressione. Sono sulle spine. A un certo punto leggo che il personaggio salta con un balzo e vado su tutte le furie. Salta con un balzo, cribbio. Tengo duro, vado avanti. Poco alla volta…. poco alla volta mi rilasso. Ok, non è terribile. No, non lo è.

La sera stessa dopo sono a pagina 100 e sorrido. Questa antologia funziona. Posso scrivere la mia recensione senza essere stronzo. Può darsi al contrario che ecceda in complimenti. Ma non non è bontà, è sollievo. E anche umiltà, perché questi sono scrittori, non hobbisti. Ok, eccovi i miei commenti ai racconti di Strani Mondi, per quel che contano. Non so nemmeno io perché faccio questa cosa, ma con la lettura è così. Leggi perché sei vivo, ma una vita è poco. E forse anche un solo pianeta. Cominciamo dal primo racconto e andiamo avanti in rigoroso ordine di pubblicazione.

Guerra fredda – Giulia Abbate e Elena di Fazio

Il racconto si avvia in lenta progressione, con un carico di infodumping che avrei volentieri evitato. Subito dopo siamo al centro di un intrigo fatto di conflitti di attribuzione, interessi partitici e accademici di gusto terribilmente italiano. Base antartica, ricerche su microorganismi alieni, richiami manifesti a La Cosa di Carpenter, che derapano in tutt’altra direzione, forgiando un sottotesto sulla pervasività della rozza aggressività populista proveniente “dallo spazio”. Dopo un avvio didascalico, si fa leggere a tutta birra, fino al finale a tesi. Fantascienza che sa di attivismo politico. Una dichiarazione di intenti in apertura di antologia? Lecito.

A Sort of Homecoming – Sandro Battista

Un tuffo nell’universo connettivista in cui tempo e spazio sono colature quantiche alla Salvator d’Alì. Ricerca linguistica sperimentale, maestria non indifferente nell’intessere suggestioni capaci di produrre un autentico shock culturale nel lettore. Dove siamo, che sta succedendo, come è possibile, sono le domande che mi hanno assillato per buona parte della lettura. Niente paura, improvvisi picchi di narrazione a misura d’uomo diradano la nebbia con regolarità, regalandoci un’esperienza di decifrazione sfidante ma non impossibile. Suggestivo, inebriante. Non sono sicuro di essere all’altezza.

Come Concime- Franci Conforti

Dopo l’impero connettivista, una seconda ambientazione grondante alienità. In una utopistica metropoli arborea fondata sull’armoniosa integrazione biotecnologica dell’uomo con gli ecosistemi forestali, un detective in disgrazia indaga fra grovigli di radici animate e brulichio di vita ipogea. Il sottosuolo è popolato di cortocircuiti autoconsapevoli e creature striscianti con funzioni programmate. Spassoso, avventuroso, suggestivo e, in base alla mia esperienza, fottutamente originale. Lo stile punta tanto in alto quanto in basso, e questo eclettismo fa per me. Non c’è pace nemmeno in un mondo che ha superato illeso la corrente catastrofe ecologica.

Il turismo spaziale come incontro fra culture – Davide del Popolo Riolo

La Terra è meta privilegiata del turismo intergalattico. La protagonista, una guida a cottimo sottopagata, accompagna per il centro di Torino una creatura aliena che alberga nel cadavere rianimato di una terrestre (prassi ordinaria). La (mia) città è gremita di creature dallo spazio che si aggirano sotto i portici come i tipici cafoni consumisti. Il finale regala un piccolo brivido di raccapriccio, che ho atteso per una decina di pagine. Peccato che avessi indovinato il finale.

Il mio nome è Lemuel – Nicola Fantini

Una delle gemme di Strani Mondi. Il protagonista sconta una condanna all’ergastolo su una stazione mineraria automatizzata che è condannato a supervisionare in solitudine assoluta (“Moon” di Duncan Jones fa capolino), quando una nave in avvicinamento compare sui rilevatori. Chi? Perché? Fatti e retroscena sono stillati con un dosaggio magistrale, avvolgendo il lettore in una spirale di interesse crescente che non dà tregua. Finale coerente ed esplosivo. Roba seria. Quest’uomo scrive con cattiveria e controllo. Cintura nera.

Geografia Umana – Clelia Farris

Nuova Venezia è l’avamposto di una società neoliberista approdata alle sue estreme conseguenze, in cui i rapporti umani sono disciplinati da contratti e le penali non si discutono. Tutto ha un prezzo, baby, è il libero mercato. La protagonista è ricca e viziata, come tutto il suo entourage. Ma un gesto imprevedibile e umano, troppo umano, interviene a incrinare l’infantile percezione del mondo tipica degli espatriati neoveneziani. Tocco di piuma e mordente dalla prima all’ultima pagina. L’incantesimo avviene e il trucco non si vede.

L’inferno dentro – Lorenzo Fontana e Andrea Tortoretto

Scenario fantareligioso per questa inquietante discesa negli inferi di una società orwelliana tiranneggiata da forze dell’ordine che possono mandarti letteralmente “all’inferno.” Avvincente, cupo e ancora una volta scritto con ineccepibile padronanza dei mezzi espressivi. Un tantino stridente l’alito di sentimentalismo che vena il finale? Be’, dipende da quanto siete romantici.

Ipersfera solo per maggiorenni e fino alla morte – Lukha B. Kremo

L’ipersfera è la dimensione virtuale in cui gli umani di un futuro non esattamente estasiante aspirano di trascorrere la propria vita muniti di tuta sensoriale integrale. Andrea non vede l’ora di trascorrervi il suo tempo dopo aver preso commiato dalla realtà di tutti i giorni, amici e amata compresa. Ma nell’ipersfera non ci sono manuali di istruzioni, proprio come nella vita, ed esaurite le occasioni, il game over è definitivo. Il racconto, fra tragiche simulazioni in cui ho mancato di cogliere una continuità tematica procede con un linguaggio claudicante qua e là, di cui non mi spiegavo il motivo. Giunto ala fine scopro che ho letto un lipogramma. In effetti mancava qualcosa. Mmm… ok. Ma… perché?

Fatum – Maico Morellini

Fantareligione once again, siamo pur sempre italiani (Eymerich, anybody?). In seguito a un misterioso disastro globale, gli umani hanno espulso a calci in culo i loro leader religiosi, confinandoli su una stazione spaziale chiamata Fatum. Duecento anni dopo, in mancanza di alternative “papabili” (ridiamo tutti insieme), i Decani decidono di concedersi una puntatina sula superficie terrestre per cercare un riscatto che poggia sull’amnesia di cosa sia avvenuto. Perché questo esilio? Quale forza ha devastato il mondo? La suspense c’è tutta e l’atmosfera è tesa. Si legge che è un piacere, anche per tutto il tempo non riuscivo a smettere di pensare a quelle fetecchie di The 100 e After Earth.

L’automa dell’imperatore – Piero Schiavo Campo

E se la macchina analitica di Charles Babbage fosse stata inventata nel XVI secolo sotto il sultanato di Maometto II e avesse influenzato le strategie dei suoi successori fino al famigerato martirio di Marcantonio Bragadin al termine dell’assedio di Famagosta? Racconto ucronico che sembra imputare alle macchine l’inumanità dell’uomo. Questo è l’aspetto inverosimile dell’intreccio, che procede in ansiosa attesa di una risoluzione infine assente. Un po’ What If, un po’ So What. Anche in questo caso, scrittura di alto livello.

Picadura. Una storia di Mondo 9 – Dario Tonani

Tutti gli scrittori vivono nel loro mondo, ma Tonani, nel suo, organizza crociere e non fa altro che invitare a bordo. Picadura ci riporta su Mondo 9, la sua creazione più nota, sul vascello della comandante rossocrinita Naila, alle prese con una minaccia biotecnologica tipicamente mondonoviana. Una storia di azione rocambolesca, veloce e di puro svago, che mi ha fatto pensare alle avventure dei cari vecchi pulp, Weird Tales in testa, dove tutto ciò che contava era intrattenere il lettore a tutti i costi e con ogni mezzo. Non che Tonani sia grossolano, Weird Tales a casa mia significa darci dentro. Avercene. Solo io sento il profumo di una storia per ragazzi sotto l’afrore della sabbia arroventata e della ruggine agonizzante?

Blue Infernalia – Emanuela Valentini

“Hai letto Lolita?” “No, ma ho visto il film.”
“E hai visto Alita?” “No, ma ho letto il manga.” E secondo me anche Emanuela Valentini, che ha reso a parole il segno grafico di Yukito Kishiro. Ci è riuscita, linee vettoriali incluse. Non è poco.
Gli androidi di Blue infernalia si maciullano nel Colosseo per un pubblico sanguinario di coatti all’amatriciana. Già visto, sì, ma dopotutto l’originalità è sopravvalutata, no? Parliamo di esecuzione: il racconto crepita ad alto voltaggio a dorso di un linguaggio lordo e sbrindellato. L’effetto è di una poltiglia iperbolica e sozza, perfetta per la Roma cyberpunk dell’autrice, che per quanto mi riguarda si porta a casa lo scettro di scrittore più “maschio” dell’antologia. Letto d’un fiato, scettico e poi conquistato da un esemplare racconto… di menare. Alla fine c’è anche un po’ di sentimento, se interessati al genere.

Zona di contenimento – Claudio Vastano

Eccone un altro che sa scrivere. Impeccabile, chirurgico, Vastano architetta le scene con sapienza da autore di thriller che sa dove posare i piedi per evitare le mine. Dialoghi adamantini, non una parola di troppo, e tensione che strangola con lentezza. Capperi. Che cosa si nasconde all’interno dell’area di contenimento in cui è precipitato un aereoplano? per recuperare ipilota e passeggeri si avanza guardinghi in un territorio infestato da una forza misteriosa, memori dei fratelli Strugatzki e di Jeff VanderMeer, se mi seguite. Posso dire la mia? Scoprire infine da che cosa fosse costituita davvero la minaccia mi ha un po’ ammosciato, mentre mi ritrovavo in un episodio di Black Mirror visto tempo fa.

Essere Ovale – Alessandro Vietti

L’antologia chiude con due racconti vibranti di umanità, piccole perle accomunate dal filo rosso di una solitudine cosmica sublimata dal tocco dell’etica, ciò che succede quando gli esseri umani si comportano come tali. Si dice ancora “fantascienza umanista?” Cominciamo da Vietti, autore di una prova di equilibrismo stilistico sovraffino, al servizio di una storia di dignità e riscatto. Il protagonista viaggia nello spazio e nel passato, rievocando un’esistenza di handicap e amore familiare. Intorno a lui l’infinito si dischiude insieme alla memoria. Viaggio interiore ed esteriore perfettamente miscelati. Fino al rilancio del finale, verso l’infinito e oltre. Applausi. Diavolo, come scrive.

Orbita pericolosa – Alain Voudì

Alain Voudì intesse la sua storia intorno al duplice tema della compassione e della responsabilità personale, con la vicenda di un umile spazzino spaziale incaricato di recuperare una capsula dispersa in orbita geostazionaria sopra una Terra resa inabitabile (un tema tristemente ricorrente nell’estate dei grandi incendi) da un conflitto mondiale innescato da India e Cina. Pimpante, macho e lievemente stereotipato, il protagonista latino-americano fa il cascamorto con la responsabile della torre di controllo cercando di rimediare cimeli per il suo giro contrabbando… fino a che un dilemma etico dalle conseguenze potenzialmente devastanti lo costringerà a una decisione che mi ha strappato un singulto di commozione. Così, di colpo. Grazie, Voudì.

Per finire…

Strani Mondi gira che è un piacere, facendoti dimenticare che qua e là è derivativo. Soprattutto quando i racconti si stagliano fuori dall’ordinario per linguaggio o lavorando abilmente sul sottotesto non puoi che ammirare l’abilità e la maturità degli autori. E allora ti dici che hanno ragione loro. Meriterebbero un pubblico più ampio. Ma, ehi, la pinacoteca di Reggio Calabria, ingresso gratuito, era deserta, mi spiego?

Quanto a me, chiudo affermando che quando l’autore ti fa dimenticare che che sei intento a leggere nell’ordine: un racconto italiano di fantascienza, un racconto di fantascienza e un racconto, rimane solo una cosa: leggere. E allora secondo me ha fatto il suo lavoro.

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