L’importante è che non se ne parli

Ok, nessun intento polemico. È uno spunto di riflessione. Se non ci credete… completate voi.

Un blogger si mise in testa di prendere una raccolta di racconti di fantascienza italiani appena uscita nelle edicole e scrivere una recensione, storia per storia, possibilmente con stile. Ci si mise d’impegno, lesse il libro, scrisse il pezzo, lo pubblicò sul suo blog e lo divulgò sui social informando gli autori in questione. Divertente, ma non come il sesso.

Comunque: 2200 parole di apprezzamento medio alto per una compagine di 17 autori di 15 racconti. Può servire, può circolare e attirare qualche lettore in più, pensava il blogger. Magari uno solo. Meglio di niente. Ok. Vediamo che succede.

La recensione va online.

Svariati ringraziamenti e complimenti.

Ma… condivisioni social da parte degli autori coinvolti e omaggiati: una. Diffusione dell’articolo: nullo. Effetto promozionale per il libro: zero. Conversazioni innescate intorno alla pubblicazione: fico secco al quadrato.

Esperimento concluso. Un fallimento biblico in termini di divulgazione (nello spazio nessuno può sentirti recensire) ma dai fallimenti si impara. Ora il blogger, che non è sicuramente un influencer, sia chiaro, si domanda che cosa ha imparato esattamente da questa esperienza.

Perché la cosa più grave non è perdere, ma perdere la lezione. Ho solo l’impressione che questa storia non riguardi solo lo sfigato blogger di cui sopra.

Domanda: in un’era in cui le case editrici tendenzialmente non alzano un dito per promuovere i loro autori, non sarà il caso di darsi manforte?

Riflessioni in corso. Qualche idea in merito?

2 risposte a "L’importante è che non se ne parli"

Add yours

  1. Io al blogger in questione proporrei un controesperimento.
    Recensire la stessa antologia, racconto per racconto, segnalando tutto quello che non funziona.
    Secondo te cosa succederebbe?

    "Mi piace"

    1. E’ qualcosa su cui ho riflettuto, ma che si infrange contro almeno due ostacoli: il primo è che preferisco un atteggiamento costruttivo nei confronti di chiunque scriva. Se usava questo atteggiamento Raymond Carver, il minimo è che mi ci attenga io. Mi concentro quindi su ciò che funziona e nella raccolta in questione c’è molto che brilla. Il secondo è che non intendo pungolare il rancore di chicchessia. Non ho niente da guadagnarci e non migliora di uno zinzino la condizione di nessuno. D’altro canto questo era davvero un esperimento. Il risultato c’è e parla chiaro.

      Piace a 1 persona

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