Chi ha scritto questo schifo!?

Dovrei lavare i piatti, e invece sono qui a scrivere un post. Il sole sfolgora attraverso le vetrate, Ariel il cane sonnecchia nel fascio di luce che si posa sul parquet.

Stavo pensando che ci ho provato in tutti i modi a nobilitare il mio modo di scrivere e le letture che mi accompagnano da una vita, ma non posso dire di esserci riuscito. Tutto è cominciato quando ho deciso di rileggere a freddo il romanzo che avevo ultimato di scrivere e da qualche tempo riposava in un angolo dell’hard disk.

Quando l’ho riaperto e letto a mente fresca ho avuto la sensazione di precipitare. Alcune pagine, troppe, non avevano nulla a che vedere con me. Avevo cercato di fare “lo scrittore”, di essere creativo e si vedeva: passaggi farraginosi, artefatti. Quella sera la stanchezza ha avuto la meglio e sono affondato in un pozzo di umiliazione.

cestino carta straccia

Chi ha scritto questo schifo?! Dopo settimane di editing evidentemente fallimentare, ho perso ogni speranza. Non valgo niente!

Ok, mi vergogno un po’, ma è andata così, e la mia compagna potrebbe raccontare svariati dettagli imbarazzanti. Ero a pezzi. Una di quelle scene da artista tormentato.

Alla fine, recuperata una briciola di dignità, ho fatto l’unica cosa che so fare in questi casi: mi sono seduto davanti al PC e ho lavorato fino alle due del mattino e poi altri due giorni consecutivi senza prendere fiato. Alla fine del weekend avevo sforbiciato 50 pagine su 300. Ogni taglio, perpetrato con un sadico senso di rivalsa, mi allontanava dal ciglio del precipizio.

Il risultato è un romanzo decisamente più scorrevole e che, soprattutto, non si vergogna di essere se stesso. Ossia diretto, senza fronzoli, popolare, semplice, scritto con un taglio che si potrebbe definire “di genere”. E va bene così.

Io non scrivo letteratura, perché non sono cresciuto così. I classici russi, i sud-americani, i francesi… e gli italiani. I libri importanti… i grandi scrittori. Ne ho letto la mia quota, so riconoscere lo spessore e la qualità ineffabile delle pagine di un Sartre o di Emilio Gadda. Vittorini, Pasolini, Calvino. Come fai a non percepire la grandezza, quando la incontri?

Ma queste grandi firme non sono mie amiche, nessun autore Premio Strega ha reso migliore la mia vita o mi ha portato conforto quando ne avevo bisogno. In tanti anni di letture, scrittori di alto rango come i succitati raramente si sono abbassati a tenermi compagnia intrattenendomi con affettuosa indulgenza.

Ogni volta che cerco di intingere la penna fra le nuvole, di avere stile, di essere uno “scrittore”, tutto quello che butto fuori è morto o infame dalla nascita. Impostato, affettato. Un tradimento. E quando sono proprio stanco, va a finire che crollano le difese. La devo smettere di cercare di essere migliore di quello che sono ed essere semplicemente la versione migliore di quello che sono. E’ un concetto meno astratto di quanto appaia a prima vista.

Sono fatto di ciò che ho sempre letto. E io ho sempre letto narrativa di consumo, popolare, di genere, di solito di produzione statunitense. Inutile negare che il mio imprinting di scrittore è questo. E infatti di solito mi dicono che le mie pagine scorrono via veloci. E diverse volte mi sono sentito dire: “Scrivi come un americano.” Che suona un po’ come: “Roba per palati grossi.”

Ho da poco finito di leggere “I vermi conquistatori” di Brian Keene. Una storia semplice, per lettori poco raffinati. Piove da 41 giorni, il mondo è sommerso e mostri grandi come palazzi spuntano dal mare e dal sottosuolo per infliggere il colpo di grazia all’umanità. Lombrichi giganteschi, bifolchi armati di fucile, massacri in technicolor. Erano mesi che non mi divertivo tanto con un libro horror. Brian Keene è decisamente uno di quegli scrittori da cui voglio imparare. Prima di lui in ordine di lettura c’è stato “La via dei re” di Brandon Sanderson. Fantasy epica. Mi è piaciuto, mi ha esaltato, mi ha tenuto compagnia. Grazie, Brandon.

A volte mi dispiace non essere un lettore raffinato. Probabilmente questo farebbe di me uno scrittore più completo. Avrei qualcosa di più da dire sul genere umano e i sentimenti. Potrei piacere a quelli che se ne intendono. Ma non ci riesco, mi cedono le palle. Ai salotti preferisco le cucine, perfino i cucinini. Ai ristoranti le osterie.

Imprinting. Essere la versione migliore di quello che sono davvero. Devo tenerlo a mente, altrimenti va a finire che mi incarto ancora.

Vado a lavare i piatti.

4 risposte a "Chi ha scritto questo schifo!?"

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  1. “Chi ha scritto questa m@rd@” spesso lo dico anche io con il cappello da informatico, seriamente, leggendo del codice, per poi rendermi conto che sono stato io qualche mese prima…

    Ora capisco di essere fortunato perché in pochi lo leggeranno, il mio codice, il tutto è mascherato, da interfacce grafiche e funzionalità.

    In gergo informatico si dice “spaghetti coding”. Grazie a questo tuo gran pezzo me ne sono reso conto: dello spaghetti coding sono un fervido sostenitore!

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    1. Ciao, Fabio! Il problema è quando tu vuoi che in realtà quel tuo “codice” vuoi che lo leggano in tanti, ma che non sia aggrovigliato come un piatto di spaghetti. Bella definizione. Forse si potrebbe parlare di “stesura a spaghetti”, in certi casi. Grazie del tuo commento! Speriamo un giorno di farci qualche altra partita.

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