E tu vorresti alzarti e gridare

Questo è uno di quei post che mi rendono meno simpatico.

Secondo il rapporto Ocse-Pisa (qui la fonte) solo un ragazzo su venti è in grado di comprendere ciò che legge. UNO SU VENTI. Il mio amico Paolo Di Orazio, scrittore, mi riferisce che “Secondo il presidente dell’editoria, solo il 24% degli italiani riesce a comprendere il testo di un libro di media complessità.”

Siamo messi male.

Ripetiamo: UNO SU VENTI. Uno su venti comprende quello che legge. E gli altri? Alla deriva. E gli altri intorno a loro? Incapaci di comunicare con una massa di analfabeti funzionali, perché il problema non sono più io che non mi spiego, sei tu che non capisci un cazzo. Per chi come me campa scrivendo libri è come avere conferma che quel dolorino che senti al fianco è un tumore.

piccolo lettore

Che cosa siamo diventati? Come è possibile che a finire sempre in fondo alla classifica, quando si tratta di libri, siamo noi italiani?

Dovremmo proprio smetterla di raccontarci che siamo il paese di Dante, di Leonardo da Vinci, e del Rinascimento. Siamo il paese di cui Leonardo ha ragione di vergognarsi e che Dante avrebbe motivo di ripudiare e dove si confonde il Rinascimento con il Risorgimento, salvo non sapere una mazza dell’uno e dell’altro. E tutto questo non cambia. No, peggiora col tempo.

Un altro scrittore fra i miei contatti online scrive: “Poi mi dicono che sono io che scrivo difficile.” Non ha tutti i torti. In realtà ha tante ragioni. Qui non si tratta di scrivere facile o difficile, ma di imparare a leggere da capo.

Ho modo di conoscere svariati insegnanti. Amici in comune, frequentazioni incrociate, conoscenti con le carte in regola per diventare amici. Ma con quello che sto per scrivere rischio di inimicarmeli. Spero di no, perché si tratta di persone che apprezzo e davvero in gamba per moltissimi versi.

Ecco la scena. Casa mia, siamo seduti intorno alla tavola imbandita. I commensali sono tutti insegnanti della scuola pubblica. Quasi, se si escludono un paio di coniugi e i figli e… be’, il vostro affezionato scribacchino. Le pareti intorno a noi sono per le più tappezzate di libri. Nel living ci sono cinque librerie e sono tutte stipate di volumi. In camera da letto, ci sono altri scaffali e su di essi altri libri ancora. Giunti a questo punto, io e la mia compagna compriamo un sacco di e-book, perché non sapremmo più dove mettere i cartacei.

Ma torniamo al pranzo. La conversazione cade sui libri e la lettura. I ragazzini non leggono, è un bel problema. Anche perché non ricevono il buon esempio, concordiamo. Poi qualcuno mi domanda in tono di divertita cospirazione se ho letto tutti i libri che ci circondano. lo stupore è palpabile, come anche lo scetticismo. No, ammetto, in effetti solo il 90%. Ma lo stupore non abbandona il volto dell’ospite.

Si comincia a parlare di romanzi e di scrittori. “Io preferisco le storie realistiche, non riesco a immedesimarmi nelle vicende piene di cose che non esistono.” E figuriamoci. Ma va bene, comprensibile. Siamo in un paese condannato al realismo, e fine pena mai. Interviene un altro insegnante. “Io no,” a me piacciono la fantascienza, il fantasy. Ho letto un libro, come si chiamava… dove i pompieri bruciavano i libri… Non ricordo il titolo. Però, era bello. E ho letto anche il Signore degli Anelli. Oh, guarda che non era mica male. Certo, un po’ lungo… ma guarda che è strano! Anche se parla di nani ed elfi, alla fine tu ci credi. E ti affezioni perfino a quei personaggi! Una cosa incredibile!”
“Ma certo, a me la fantascienza è sempre piaciuta, infatti” interviene un altro insegnante della scuola pubblica.

“Cosa hai letto di recente?” chiedo in un empito di speranza.
“Be’, no… a dire il vero, preferisco i film.”

“Fra tutti questi libri, tu che cosa mi consigli di leggere?” è la domanda di un’altra insegnante di ruolo della scuola pubblica seduta al mio tavolo. Penso: “Realismo, scorrevolezza, personaggi indimenticabili…” Le allungo la mia copia sgualcita di Alta fedeltà. Lei legge il titolo, osserva la copertina. “Nick Hornby” scandisce. “E’ bravo?”

Scusate, non riesco a continuare.

2 risposte a "E tu vorresti alzarti e gridare"

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