Io non voglio che tutto torni come prima

Sinceramente, speravo di morire prima che il grande casino cominciasse. Di vecchiaia, naturalmente. E invece eccoci qua, e come se non bastasse la schiena mi sta facendo un male d’inferno, il ginocchio sinistro si è messo a mezzo servizio e dovrei essere operato di ernia inguinale, ma gli interventi chirurgici sono tutti rinviati. Non ci voleva.

Anni fa, quando ancora fingevo di non essere un disadattato e scrivevo annunci pubblicitari per sbarcare il lunario, cominciai a interessarmi di Decrescita Felice, permacultura, ecovillaggi, di crescita personale e gente che abbandonava il lavoro per costruirsi un percorso tutto suo. Cercavo un’alternativa allo stile di vita NCC (Nasci, Consuma e Crepa) perché pensavo che non occorresse essere un genio per notare che ci stavamo stringendo un nodo scorsoio intorno al collo, fingendo oltretutto che fosse molto divertente.

Lavori senza senso per aziende il cui solo obiettivo è perpetuare la propria esistenza. Come i virus. Andassero a morire.

A cinque anni dal mio percorso di “scollocamento” ed esilio volontario, sono un disoccupato che scrive libri per conto terzi. In questo consiste il lavoro del ghostwriter: una disoccupazione intervallata da incarichi di lavoro. Si vive giorno per giorno per guadagnare poco e stare chiusi in casa la maggior parte del tempo. Ma anche per conquistarsi il privilegio di restare fuori dalla bolla in cui consiste l’illusione che andrà tutto bene. Perché non andava bene neanche prima.

Oggi ci mettiamo la mascherina perché fino a ieri ci siamo messi il paraocchi.

La solitudine, il silenzio, avere tanto tempo per pensare e fantasticare sono stati la mia scelta obbligata a fronte di un modo di vivere imbevuto di follia autodistruttiva che, quando ho aperto gli occhi, mi ha sconvolto. Improvvisamente tutto inutile. Questa consapevolezza ha fatto di me una persona non di rado sgradevole con chi voleva solo divertirsi e andare avanti come sempre. Di sicuro non mi ha reso più competitivo, efficiente, vincente. E neanche un compagno di vita o un figlio migliore.

Non posso lavorare nelle vostre aziende. Non posso partecipare alle vostre iniziative di team building. Non posso brindare e rallegrarmi. Non credo a niente di tutto questo. A volte mi sforzo di rientrare nei binari, e per un po’ va bene. Ma non dura mai molto. Ho dentro questa rabbia, che a volte mi si traduce in un mal di schiena lancinante, come in questi giorni. E poi sono cupo, alzo la voce con chi amo, rischio di perdere le poche persone che mi stanno accanto, perché la verità è che vorrei gridare follemente tutto il giorno. Essere vincenti in una gara verso l’autodistruzione è peggio che criminale, è nazista. Io voglio perdere. E voglio che perdiate anche voi. Ma gentilmente, tutti insieme, se possibile senza scannarci.

Ecosistemi al collasso, generazioni destinate a vivere su un pianeta inospitale, estinzioni di massa, il criterio economico elevato a unico parametro decisionale. La santificazione delle malvagità. L’assolutismo della tecnica, il dissolvimento dell’etica. Perfino quelli che cercano di vivere fuori dal sistema… pensate che siano meglio? Nove volte su dieci anche loro (anche io, spesso) non sono che illusi contraddittori. Hanno mollato i vecchi miraggi per aggrapparsi a nuove soluzioni semplicistiche. Chi new age, chi eco-imbecille, chi caduto nel pensiero magico. Tutti su Facebook a illuminare il prossimo con vacui messaggi di presunta autocoscienza.

Perché non fai un figlio?
Perché non sono pazzo.

Perché non vai d’accordo con nessuno?
Perché siete pazzi.
Ma con qualcuno ogni tanto sì.

Perché sei così pessimista?
Non sono pessimista, sono triste e furioso.
Mi sono documentato, questo è solo l’inizio.

Ma speravo di morire prima che tutto questo iniziasse. O meglio, che esplodesse. Un po’ egoistico da parte mia.

E invece eccoci qua. Ora siete un po’ ghostwriter anche voi. Chiusi in casa, in un tempo più lento, con tutte le incertezze che si addensando come mosche carnarie sui vostri orizzonti. Ma Greta era una ragazzina viziata.

Ora, naturalmente sperate che tutto si risolva senza danni irreparabili, e che poi si torni tutti alla normalità. Solo che la normalità non c’è più da decenni, i danni sono irreparabili da un pezzo. Viviamo in tempi eccezionali perché abbiamo fatto finta che fossero normali quelli in cui un coglionazzo ha diritto di dettare l’agenda politica di una nazione intera dopo aver conquistato il potere sfruttando tutti i bug della democrazia (che comunque resta preferibile alle alternative), e chi sa non viene ascoltato.

Questa cosa non finisce qui, perché non è iniziata qui. Questa estate il mondo intero bruciava, lo ricordate? Oppure la faccenda è già archiviata? Un manicomio in fiamme. Amazzonia, Australia… E l’anno scorso il fuoco ha minacciato casa mia, evacuazione alle due di notte, stretti in tre più il cane sui sedili della macchina, con le coperte sulle spalle e la paura che mordeva il cuore.

Abbiamo appena avuto l’inverno più caldo di sempre, un non-inverno. L’estate sarà rovente e si porterà via un bel po’ di gente. Piangiamo per i più deboli che soccombono al virus, ed è il minimo, ma domani i deboli soccomberanno al caldo.

E dopodomani i deboli saremo noi. Il ginocchio, la schiena, l’ernia… è così che comincia.

Questa paura, io la provo da quando ho preso a studiare, a documentarmi. Quando ho capito che non potevo più essere complice di questa follia mi sono lasciato alle spalle un sacco di cose. E’ stato come smettere di fumare all’ennesima potenza. Da fumatore, pensi che sia impossibile. Poi, quando ci riesci, da non-fumatore ti accorgi che era inevitabile. Dobbiamo smettere di fumare tutto ciò che esiste, e subito.

Tuttavia a volte la dimentico, la mia paura, non si può vivere costantemente sotto pressione. Ma è sempre lì, da tanti anni, e sarebbe il caso che iniziaste a coltivarla anche voi. Tutti insieme, atterriti, spaventati, reattivi. Se pensate che equivalga a perdere la ragione, siete fuori strada. Vuol dire cominciare a cercarla. E poi, se foste tutti un po’ più pazzi, io e quelli come me, noi disadattati potremmo rilassarci un secondo, passarvi il testimone.

Io non voglio che tutto torni come prima. Non come lo intendete voi. Io voglio che tutto questo ci cambi per sempre. Voglio che sia amaro, faccia male, che sia una medicina. Che abbiate il terrore di tornare come prima. Magari!

47 risposte a "Io non voglio che tutto torni come prima"

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  1. Tutto giusto. È la Tua verità. Altri hanno preferito o obbligati a lavorare in miniera 12 ore al giorno.. Altri studiare da medici avvocati insegnanti. A tanti questo mondo piaceva. I parenti il natale il bar.. L’ufficio l’ospedale la chiesa.. la caserma. Cos’è giusto in fondo? Quando arriva il meteorite di turno, non guarda in faccia a nessuno… Né come vivi, né dove né quanti soldi o che Valore hai. Ci tocca. Sei arrabbiato. Lo siamo tutti in fondo. Ma comincia ad amare. Il bene ed il male non esistono e lo sai. Hanno la stessa forza e debolezza. Tutto quello che non fa bene a noi o agli altri è male. Ma nessuno ci punira’ o può farlo. Tu punisci tutti ed anche Te. Credevi di essere esente per una scelta Tua di vita? No, nessuno è esente.. L’età avanza e l’avidità, la collera e la stupidità…protratta nel tempo, Accorcia il corpo e la vita. Il rimedio è L’AMORE. ILLUMINA. FA PACE. Si vince solo con l’amore. Accetta questa cosa. Nessuno ne ha colpa. C’est la vie. Un abbraccio (se lo accetti) Francesco.

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    1. Siamo tutti responsabili, ma in misura diversa. I colpevoli esistono. La Storia li giudicherà, ma noi possiamo cominciare a farlo oggi. Il nemico si può anche amare, ma resta comunque il nemico.

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  2. Ho fatto la tua stessa strada: dipendente sfruttato nell’IT bancario per 10 anni, ho mollato tutto e mi sono messo da solo a casa a sviluppare app e giochi. Sapevo di valere molto di più di quello che la società mi diceva. Per fortuna da 6 anni tutto bene, almeno fino a questo momentaccio di crisi totale. E’ bello sapere che non ero solo nella mia filosofia. Quando presi la decisione leggevo Perotti, il downshifting ecc. e tutti mi davano per pazzo, dicevano che non avevo voglia di lavorare. Piano piano ho visto tanta gente seguire la mia scelta. Non deve essere l’uomo che si adatta al mondo del lavoro, ma il mondo del lavoro che deve adattarsi all’uomo. Grazie per questo bellissimo post e in bocca al lupo per tutto.

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    1. Simone Perotti ha dato una grande ispirazione anche a me, e a tanti altri che ho conosciuto. Eravamo in anticipo, ma solo leggermente. Ora speriamo di non essere in ritardo. Sì, è il lavoro che si deve adattare all’uomo. Che dopo questa crisi terribile si cominci a esigerlo ciascuno per se stesso e insieme per tutti. Un abbraccio, amico downshifter, grazie.

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  3. Il mezzo gaudio di un grande mal comune. Il piacere di leggere pensieri a fuoco, in tutti i sensi. In fondo (come nel tuo caso) ogni fantasma ha una storia interessante da raccontarci, una volta che decide finalmente di smettere di trascinare le sua catene.

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      1. Scrivi davvero bene, il tuo sfogo, così lo definirei abbraccia il mondo e lo dipinge con dei toni cupi … Condivido la tua analisi ma forse manca una interpretazione anche spirituale dei fatti, no religiosa!! Spirituale!!
        Io personalmente più che augurarmi che la pandemia e tutte le altre sciagure colpiscano duro per farci cambiare mi auguro che la coscienza collettiva dell’uomo sappia rispondere e interpretare gli eventi evolvendosi a vantaggio della vita….molti comunque soffriranno molti comunque moriranno….inutile chiedersi perché…. Chiediamoci piuttosto cosa possiamo fare per modificare questo stato …

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      2. Hai ragione il mio pezzo è nato sulla graticola. Si può esaminare ogni cosa sotto il profilo spirituale e sono certo che sia opportuno, anche se ti confesso che il mio spirito spesso si esprime a fil di lama. L’archetipo del ribello, sai com’è. Quando prende il sopravvento è difficile frenarlo. E probabilmente non è nemmeno il caso. Grazie del tuo commento.

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  4. L’uomo crede di essere eterno. Solo in queste situazioni, guerre, pandemie, terremoti, malattie si rende conto della sua fragilità. D’accordo che abbiamo distrutto il mondo in cui viviamo, ma non è solo un problema legato al sistema economico in cui viviamo. Credo che il sistema NCC (nasci consuma e crepa) abbia creato generazioni di infelici, che il sistema economico dove il business che prevale su tutto ci abbia portato all’autodistruzione (prima quella psichica di quella materiale), ma il problema di fondo è che non siamo NULLA. Come tutte le altre specie siamo destinati ad estinguerci, se non sarà una pandemia, sarà una guerra oppure un meteorite o uno tsunami gigantesco che inghiottirà tutta la terraferma. A volte siamo troppo antropocentrici, ci diamo troppa importanza. Certo abbiamo inquinato l’inquinabile, ma quando sarà il nostro momento saremo spazzati via, come è successo per i dinosauri e non solo per colpa nostra, un bel meteorite, una catastrofe ambientale. Pensa che nonostante il riscaldamento terrestre creato dalle immissioni prodotte dalle nostre produzioni su larga scala, ci sono centinaia di studiosi che pensano che andremo incontro ad una nuova era glaciale, che la vita, come intesa oggi, finirà per una nuova glaciazione. Siamo tutti di passaggio, le grandi epidemie esistevano già nel Medioevo, quando l’uomo era solo capace di alzare gli occhi al cielo ed era convinto che la terra fosse piatta e ci fossero le colonne d’Ercole, Allora non si sapeva cos’era lo stress, la produzione capitalistica, il disagio sociale e l’insoddisfazione esistenziale. Siamo così stupidi, che crediamo di essere l’unico essere pensante nell’Universo e che abbiamo creato Dio a nostra immagine e somiglianza. Cerchiamo di renderci conto, che siamo dei piccoli esseri limitati nel tempo e nello spazio e che prima o dopo saremo tutti spazzati via ed in questa consapevolezza cerchiamo di acquisire l’unica ragione per cui vale la pena di vivere. L’empatia verso i propri simili.

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    1. Piccoli, piccolissimi. Ma anche grandissimi, quando ci eleviamo sopra le nostre grettezze. L’umanità, ne sono convinto, è la cosa migliore che la Terra abbia prodotto in milioni di anni di evoluzione. La musica, l’arte, la scienza, la spiritualità. Aggrappiamoci alla nostra grandezza. Tutto questo va salvato. Anche a costo di cambiare il nostro modo di vivere per sempre. Ciao, grazie di avermi scritto.

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  5. Ma non può essere tutto come prima, perché con questa mossa tutta l’umanità è stata messa nel sacco. Da oggi siamo malati e solo con la certificazione della medicina ufficiale si è a posto. Da oggi abbiamo il bene e il male scolpiti sulla pietra. Nessuno potrà rivendicare la propria “salute”. Nessuno potrà mai più essere libero. La salute è la sicurezza si sono mangiati la libertà. E la cosa incredibile è che sono tutti contenti!

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    1. Marcello, secondo persone più intelligenti di me esiste una piramide dei bisogni. Alla base, prima della libertà, c’è la sopravvivenza. Ora, sembra folle, ma è proprio di questa che ci si sta tutti insieme occupando. Ma è vero che bisogna tenere gli occhi aperti sulla libertà e sui diritti.

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      1. E no, troppo comodo. Non avrai più ne l’una ne l’altra perché non sono delegabili.

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  6. Leggerti…sembra di camminare nella Zona di Stalker, all’apparenza desertica, cruda e ostile, ma che cela un cuore di speranza, perché nel mio piccolo mi auguro che il tuo perfetto messaggio possa arrivare a tanti… e te lo dico mentre la schiena (la mia) mi fa male, l’ernia è bella sveglia e lo sciatico mi tormenta. Ci sentiamo vicini quando si soffre? forse è proprio giunto il momento, questa volta, universalmente. grazie per quello che scrivi.

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    1. Grazie a te che lo leggi. Non pensavo che questo post avrebbe avuto una tale risonanza, e invece… migliaia e migliaia di visite. Sconvolgente. Sarebbe bello impegnarsi a restare sintonizzati su questo sentimento, tenerlo desto e poi impiegarlo costruttivamente.

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  7. Certamente la musica, l’arte, la scienza, la spiritualità, ma l’umanità ha saputo creare le cose peggiori che si sono viste su questo piccolo pianeta. Le guerre fatte anche in nome dei vari dei, le persecuzioni di chi era diverso o la pensava diversamente dalla maggioranza, i peggiori olocausti (e non c’è solo quello degli ebrei) perpetrati dal più forte nei confronti del più debole (i conquistadores spagnoli nei confronti dei popoli del continente sudamericano, o i coloni del nord America nei confronti dei nativi, o ancora i giapponesi nei confronti dei cinesi, o le attuali guerre etniche nel continente africano). L’uomo a prescindere dal colore della pelle, dell’ideologia che abbraccia e/o della religione che professa è la peggior bestia, che abbia abitato questo pianeta. Le altre, che noi chiamiamo bestie, mangiano solo e non i propri simili, perché mossi dall’istinto di sopravvivenza.

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    1. Non sono affatto d’accordo. l’uomo è l’unico essere che può creare e risolvere tutti questi problemi. Le soluzioni vengono con i problemi e viceversa. E più ci evolviamo e più creiamo problemi complessi. A me l’umanità piace, non voglio che si estingua. Voglio che continui a evolversi.

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  8. Ho 28 anni e leggendo questo articolo mi sembra come estrapolato dai miei pensieri. Tutto questo correre…correre…per cosa? Siamo in caduta libera verso un mondo in rovina, e che non ci appartiene. Almeno a me. E questa è una sensazione che provo da diversi anni. Anch’io, ahimè, prego che tutto questo dolore serva come medicina per l’intera umanità, così da cambiare il modo di pensare di tutti, di aprire le menti. Grazie per l’articolo, è speciale

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  9. Ti ringrazio per aver scritto questo articolo perché per me è stata una boccata d’aria. Non tanto per la quarantena fisica, quanto per quella mentale in cui mi ritrovo da anni. Non ho ancora vissuto l’esperienza del lasciarsi un lavoro alle spalle per seguire una vita su misura, giusta per me, ma sento dentro di condividere tutta quella rabbia per un sistema malato che macina persone per continuare ad esistere e lentamente (o all’improvviso forse) collassare. Ti ringrazio perché hai scritto tutto questo e per la prima volta mi sono come guardata allo specchio senza sentirmi pazza.

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    1. Ma no, siamo fantastici, in realtà. ma molto complessi. L’umanità è la cosa più miracolosa apparsa sulla terra. Io sono un umanista. ma in noi ci sono il meglio è il peggio. Bisogna solo crescere.

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  10. Ciao Flavio! Leggo il tuo articolo poi leggo i commenti dei tuoi lettori…e mi sento una voce fuori dal coro. Dal vostro coro. Inneggiamo al cambiamento, all’evoluzione organica della razza umana e all’amara medicina che ci disilluderà e ci farà aprire gli occhi e vattelapesca. Io, nel mio essere cocciutamente pragmatica, leggo i vostri commenti mentre sono in fila al supermercato o fuori dalla bottega alimentare e sento la gente lamentarsi perchè ha fretta, perchè il bangla di turno non ha lo shampoo per i capelli colorati, perchè i carica batterie dell’ i-phone qui non ci sono origianli e “cristo, quando cazzo riaprirà Apple?”; vi leggo tutti illuminati mentre vi sento bestemmiare che non potete andare a fare i fricchettoni al corso di yoga nella palestra che per abbonarsi una settimana manco da Bulgari; vi leggo e so per certo che il 90% di voi si lascerà tutto alle spalle se ad agosto potrà andare al mare a mostrare i tatuaggi, i risultati del corso di yoga e il costume nuovo. Vi leggo e, scusatemi perchè non lo dico con (troppo) astio, mi disgusto. Sei mesi fa eravate tutti animalisti per i poveri koala con le zampette bruciate, due anni fa eravate tutti vegan che a comprare una bistecca ti sentivi una reietta, oggi invece abbiamo tutti questo profondo senso dell’umanità e volemose bene e usciamo dagli schemi imposti dalla società e fondiamo la nostra fottutissima Kirghisia. Vi voglio vedere. Vi voglio tutti vedere tra qualche mese, sperando col cuore di sbagliarmi. Ma hai detto bene tu Flavio: la storia insegna. E a me la storia ha insegnato che “TANTI BLA BLA BLA E POCO CHA CHA CHA!”.

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    1. Tanti bla bla e pochi cha cha cha cha. lo so perfettamente. tanto è vero che nell’articolo ho menzionato anche le contraddizioni di quelli che vantano una profonda autocoscienza, ma poi… Quando ho comprato un acro di terra per farne una food forest tutti mi dicevano che sarebbero venuti a darmi una mano. Entusiasmo. Il tempo è passato e ancora aspetto. 🙂

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  11. Mia madre mi ha fatto leggere questo testo, diceva che rispecchiava perfettamente i miei pensieri… E infatti è verissimo, mi sono ritrovata in ogni parola!!! Mi consenti di fare una traduzione personale di questo testo in francese, per diffonderlo tra i miei amici Facebook (io vivo in Francia)? Se no, non fa niente, comunque me lo tengo in memoria per i momenti di crisi misantropica! 😉

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    1. Ciao, più che su Facebook, preferirei che il testo tradotto in francese (bellissimo) fosse eventualmente caricato su un sito di tua proprietà (o di altri) con una chiara indicazione del suo autore e un link alla edizione originale, ossia questa pagina). Noi autori, come sanno bene in Francia, dobbiamo proteggere il nostro lavoro in qualche modo. Grazie!

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      1. Purtroppo non ho un sito di mia proprietà e non scrivo su siti di altri… Non fa niente, rispetto e capisco la volontà di proteggere il testo e la proprietà intellettuale 😉 Pazienza per la traduzione e per Facebook, mi terrò comunque vicine queste parole che, da quando le ho lette, mi hanno aiutato a sentirmi meno sola nella mia visione del mondo! Grazie!!!

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  12. E se fossero loro, i disadattati? Non adattarsi al regime sociale e culturale e sopratutto economico dovrebbe essere un vanto, perciò disadattarsi è uno solo degli aspetti possibili della ricerca della libertà. Io abito in campagna, ma non sono un agricoltore, mi ci sono ri-trovato. Ed è bellissimo in questi giorni perdersi nei campi, nei boschi, lavorare in uliveto, da solo, godersi il sole e i paesaggi. Non è l’esaltazione della vita bucolica ma la negazione della produttività e la falsa esigenza di sviluppo. Progresso, solo progresso in chiave umanistica, è questo quello che dovremmo fare, per forza di cose. Più di qualcuno se ne accorgerà alla fine di questa pandemia. E non sarà un male, affatto.

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  13. Ricominciare tutto daccapo, i dissociati sono loro. Senza libertà non c’e neanche la giusta dissimulazione necessaria al progresso umanistico che dobbiamo perseguire con leggerezza e determinazione. Grazie per le tue parole.

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  14. Hai detto cose che veramente condivido. Incastrata fra lavoro (non mi è concesso stare a casa) e figlio, sono anni che lotto controcorrente. Tempo, tempo vuoto, per ritrovare senso, per non perdermi…

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  15. Caro Flavio, condivido tutto quanto hai scritto nel tuo articolo. Questo mondo e questo stile di vita, basati sul paradigma NCC, come lo chiami tu, sono oramai al collasso e se non fosse stato per il virus, ci saremmo comunque arrivati per altre strade.
    Questa costruzione che eleva a nuovi idoli il consumismo, la produttività in costante crescita ed il profitto a tutti i costi, sta mostrando tutti i suoi limiti.
    Per chi come il sottoscritto ha iniziato un percorso di conversione, una speranza ancora c’è. Nella fede ho riscoperto i veri valori della vita.
    Il mio augurio va quindi a te e a tutti i tuoi lettori, affinché possiate vivere la mia stessa esperienza e trovare le risposte alle tante domande che la vita ci pone. Un abbraccio fraterno

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  16. Ciao l’articolo mi è piaciuto tantissimo , ma più che altro mi è piaciuta molto di più la sensazione , a cui non sono tanto abituato, di non sentirmi solo. Io parto da un presupposto e lo esprimo tramite una citazione ” sotto al cielo ci deve essere la bruttezza per poterne apprezzare la bellezza ” , per me questo significa che bene e male ci saranno sempre e con milioni di confini , perchè ognuno ha concezioni diverse di bene e male, ma poi per fortuna ci sono l’etica, ci sono quelle leggi universali di convivenza , di condivisione e rispetto della persona e di tutto il resto a definire un po cos’è bene e cos’è male. Non condivido quando sento e/o leggo che ci meritiamo l’estinzione, perchè oltre che essere un termine grave sono dell’idea che noi possiamo essere molto diversi da quello che siamo , a condizione che centriamo a pieno il senso della vita. Siamo molto deboli, l’avidità ci tenta da migliaia di anni, la seconda guerra mondiale tra le tante brutte sciagure non è stata in grado di smuovere le nostre coscienze, ma sono convinto che è solo questione di tempo. Personalmente, non essendo un personaggio famoso, un giornalista, scrittore o chicchessia con una determinata influenza nel tessuto sociale penso che il mio compito sia quello di sensibilizzare chi mi sta affianco e avviare così una reazione a catena. Lo faccio da una vita e ancora non sono stanco, forse perchè è intrinseco nella mia personalità. Piango ( spesso non solo metaforicamente) per gli oppressi ma cerco sempre un modo di perdonare e riportare nel senno della ragione i colpevoli. Le cattiverie delle persone penso siano solo il frutto di debolezze e della sfortuna nell’avere avuto un contesto esterno in cui si sono formate che non è stato premiante di sani valori , ecco perchè cerco sempre di capire anche i colpevoli e dare un’opportunità di ricredersi , riparare e se proprio gli tocca di pagare per l’atto compiuto, ma mai potrei considerare una pena capitale. Mi scuso se non eccello nello scrivere , probabilmente non sono una capra ma neanche una cima di grammatica, visto che ultimamente per una ” h” di troppo c’è stato chi mi ha scritto che chiunque con un minimo di conoscenza grammaticale avrebbe piuttosto preferito un cancro. Ti auguro tante belle cose, e un mondo di bene.

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    1. Guarda, anche io non sopporto sentir dire: “Ci meritiamo l’estinzione”. Chi proprio desidera estinguersi, può procedere senza incontrare particolari impedimenti, cosa che comunque non gli auguro. Qui non ci vuole l’estinzione, qui ci vuole l’evoluzione. Grazie del tuo commento, che condivido alla grande.

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